Cronache di asfalto

E’ normale, quando si cerca di dare formazione ed informazione, aggiornarsi non solo sulle novità normative.
Leggere quotidiani, riviste del settore e quanto altro sia inerente con gli argomenti che trattiamo, è nella nostra abitudine.
Spesso ne esco risentita se non arrabbiata per come l’informazione viene data in modo inesatto, non comprendo come, chi scrive, non si renda conto che, chi legge, potrà agire anche in funzione di quell’informazione.
E così si legge, su riviste autorevoli del settore automobilistico, che il controllo dei gas di scarico, il c.d. “bollino blu” non deve essere fatto a quei veicoli immatricolati fuori dalla città che prevede tale verifica. Questa inesattezza potrà causare, oltre ad un pessimo impatto ambientale, una sanzione amministrativa.
Altre disinformazioni fanno molto di più!
Non con lo stesso spirito mi sono apprestata a leggere un neo nato giornale di  quartiere fatto da una Onlus e distribuito gratuitamente in ogni dove riescano materialmente a portarlo.
Verso le ultime pagine di questo giornale “Il Picchio di Torresina” ho trovato questo pezzo che, con l’autorizzazione del giornale e dell’autrice, potete leggere qui di seguito.
Dell’articolo colpisce l’analisi che, la giovanissima autrice, fa degli aggettivi “sconvolgente, assurdo, eccezionale, inverosimile” con i quali si definiscono solitamente questi fatti, essi, il più delle volte, sono usati per “dire qualcosa”.
Vorrei poi amplificare sino all’infinito la domanda che conclude il “pezzo”: Quando ci decideremo ad imparare finalmente qualcosa?
Auguro e spero che nessuno debba più porsi queste domande ma, sopratutto, debba soffrire così tanto, come ha dato modo di far capire che stia soffrendo questa ragazza e tutta la classe, per la perdita di chi amiamo:

 PER UNA VOLTA SIAMO AUTORIZZATI AD ESSERE EGOISTI! NON VOGLIAMO SOFFRIRE! 

Proteggiamo le persone che amiano e pretendiamo da queste che circolino in sicurezza

CRONACA D’ASFALTO
Vicenda ripetitiva, esperienza sconcertante

27 giugno 2008. L’una e mezza di notte. Via Trionfale all’altezza della Giustiniana. Due veicoli, un’automobile e una minicar, percorrono affiancati le due corsie della strada da poco a senso unico. All’interno, cinque ragazze e due ragazzi di ritorno da una tranquilla serata per il compleanno di una di loro. La serata volge al termine ma c’è ancora divertimento nell’aria. Va da sé che si giocherelli un po’ alla guida, quel tanto che basta perché le due macchine si sfiorino leggermente. Quel poco sufficiente a far perdere il controllo e ritrovarsi scaraventati ai margini della strada.
Risultato: le due vetture sono distrutte, i passeggeri scossi ma integri.  Tutti eccetto una ragazza, che sedeva di fianco al guidatore nella minicar, non aveva la cintura di sicurezza e nel rovesciamento è stata sbalzata fuori dal veicolo.
Sono le otto e trenta di mattina e io mi affretto nel prepararmi per andare ai corsi di recupero estivi, senza sapere che quest’oggi né io né i miei compagni di classe li frequenteremo. Mi sto lavando i denti quando ricevo una telefonata sul cellulare – strano! Non squilla quasi mai a quest’ora – è una mia amica. La conversazione si svolge così in fretta che ci metto qualche minuto a realizzarne effettivamente il contenuto. Eppure ripensandoci a distanza di tempo me la ricordo così lunga e lenta che ho presente ogni singolo pensiero che mi ha percorso la mente in quei pochi attimi. “Stanotte i nostri compagni di classe hanno avuto un incidente – mi dice – Giulia non ce l’ha fatta”.
È così che è iniziata la giornata del 27 giugno per chi non la scorderà facilmente.
Di solito tutti coloro che perdono la vita prematuramente erano persone meravigliose. Tutte le descrizioni che ne sentiamo fare in televisione o sui giornali sono elenchi di virtù e pregi di persone rare senza difetti né peccati. Be’, Giulia lo era veramente una ragazza meravigliosa. Lei li aveva i difetti ma riusciva a farli rientrare nella completezza delle sue caratteristiche rendendoli sfumature affascinanti della sua personalità. Le sue fattezze fisiche erano paragonabili a quelle che vengono attribuite alle fanciulle delle fiabe: bionde ciocche ondulate, occhi azzurri e pelle candida. Per non parlare del suo carattere: in assoluto il carattere che avrei voluto avere io tra tutti quelli possibili.
Quando ho raggiunto i miei compagni al pronto soccorso, quella mattina, nello sconvolgimento generale e lo shock unanime, ho sentito dire da diverse persone: “È stata colpa dell’ambulanza che è arrivata dopo mezz’ora!” “È successo a causa della minicar che è una macchina ridicola!” “C’hanno messo troppo tempo a portarla in ospedale!”… e chissà quante altre verità non svelate per non ferire ulteriormente chi soffriva già molto.
In tutto ciò come si può non porsi quelle domande che sembrano sempre così scontate e convenzionali ma che ora diventano più che mai assillanti e lecite: Perché? Perché è dovuto succedere? Perché a Giulia? Non si riesce a capacitarsene o a trovare un senso a questo sconvolgente, assurdo, eccezionale, inverosimile incidente! Un momento. Non sono sicura che ognuno di questi ultimi aggettivi si addica alla situazione. Esaminiamoli un attimo. Sconvolgente: certo. Indubbiamente lascia un segno incancellabile nelle persone che avevano a cuore Giulia. Assurdo: di sicuro. Perché è addirittura ridicolo che la distesa di possibilità per il futuro e di esperienze da vivere di una ragazza appena diciottenne debbano dissolversi nel nulla per uno stupidissimo incidente. Eccezionale: non direi… Non è certo un’eccezione. In realtà di questi incidenti stradali dal finale tragico ne succedono tantissimi. La notizia di qualcuno di questi ti arriva spesso dai giornali o da qualche conoscente. Te ne dispiaci un po’, magari, ma dopo poco non ci pensi più e continui la tua giornata tranquillamente. Inverosimile: proprio no. Certo, in effetti sembrerebbe davvero una casuale fatalità avversa e tragica il fatto che possa morire qualcuno solamente per non aver seguito qualche regola di guida o codice della strada, che probabilmente ci insegnano all’autoscuola solo come formalità. Eppure rimango allucinata quando dopo un incidente del genere sento dire da chi ne è stato partecipe: “Com’è potuto succedere? E pensare che al contrario delle altre volte non avevamo neanche bevuto!”.
A questo punto forse dovrei rimproverare i giovani di oggi al volante, o la società che è sempre la prima colpevole di qualunque cosa, oppure dovrei scrivere qualcosa che solleciti i giovani ad essere prudenti alla guida. Ma a quanto pare non servirebbe a niente perché sarebbe solo un’altra delle svariate prediche, prese sul serio solo da chi purtroppo ha vissuto simili tragedie.
Quando ci decideremo ad imparare finalmente qualcosa?
Diana Taurino (dal Picchio di Torresina)

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