Contrassegno invalidi falso sequestrato dalla Polizia Locale di Roma Capitale

Un altro contrassegno invalidi falso è stato sequestrato dalla Polizia Locale di Roma Capitale, un’altra persona che non vuole neanche la difficoltà di trovarsi un parcheggio regolare e lo fa in danno di chi ne ha necessario bisogno: infatti ha prima occupato un posto invalidi con concessione(!) e poi ha tirato fuori un contrassegno falso per rendere legittima la sosta e, quando si è trovato lo stesso la sanzione sul tergicristallo ha avuto anche il coraggio di correre dietro i due poliziotti della Locale per chiedere spiegazioni. Un diversamente abile non si sarebbe mai parcheggiato in un posto invallidi con concessione perchè sa cosa vuol dire, lui ha invece anche chiesto spiegazioni sul perchè si erano azzardati ad elevare la sanzione a lui, lui autosufficiente ma forse non normodotato.

Dieci anni fa pubblicavamo quanto segue a seguito di una mail che ci ha inviato una persona che prima faceva il poliziotto ed ora è diversamente abile, leggiamo e meditiamo!

Contrassegno H: ambito solo da chi è autosufficiente

Non è stato semplice scrivere queste poche parole qui sopra. Avrei voluto scrivere “normodotato” anzichè “autosufficiente” ma… come può definirsi tale colui che fa REALMENTE carte false per accaparrarsi il contrassegno invalidi? come può dirsi “normodotato” chi usa 1000 stratagemmi per duplicare il contrassegno? E’ normodotato chi  ha due gambe funzionanti ed una testa allienata per la ricerca di un parcheggio per l’auto?
Non voglio aggiungere altro, nulla descrive meglio di questo messaggio, che ho ricevuto da un amico e che mi ha autorizzato a pubblicare, le difficoltà, l’egoismo, il dolore, il bisogno e molto ancora.
Riflettiamoci un attimo.
E poi, “il vigile” ancor più di quanto già fa, cercherà di stanare i furbi e sanzionare chi occupa indebitamente i posti riservati ai diversamente abili, “l’amico” con altruismo, solidarietà esprimerà tutto il biasimo a chi sosta irregolarmente e tutelerà, alla luce di quanto traspare dalla mail, chi deve subire oltre tutto, anche questi soprusi.

Grazie di aver aderito al mio gruppo, mi fa doppiamente piacere vedere “affiliati” che non sono nella mia cerchia di amici, segno evidente che il problema è reale ed avvertito da chiunque abbia un’ammirevole sensibilità alle difficoltà dei più deboli. Penso che il grado di civiltà di una società emerga anche dalle piccole cose, piccoli gesti che non pesano troppo a chi li fa (fare attenzione ai segnali, rispettarli, immedesimarsi nelle difficoltà altrui, prodigarsi per agevolarli ecc.), ma infondono enorme conforto e fiducia a chi ne è, suo malgrado, il destinatario!
Quando non ero ancora disabile facevo quello che potevo, da poliziotto e cittadino, per far rispettare le aree e le strutture riservate ai disabili, ma specialmente per far rispettare LORO, intervenendo direttamente quando se ne presentava la necessità.  Tutto avrei pensato, tranne che ritrovarmi in identiche situazioni, ma a parti invertite, ad essere io la persona bisognosa di tutela e considerazione.
Negli ultimi 2 anni ho dovuto affrontare grossissime difficoltà, non solo fisiche, ma anche burocratiche e culturali: visite all’ASL per 100 problemi, commissioni invalidità civile, legge 104, adattamenti all’auto, patente speciale con tanto di esami, ausili e protesi, scarpe ortopediche, bastoni, carrozzina, acquisti con l’IVA agevolata, contrassegno disabili, richiesta posto riservato (non concessa: abbiamo un posto auto condominiale, poco importa se non ci posso fisicamente arrivare!), dispensa di farmaci, montascale in portineria, liste d’attesa per la fisioterapia, malanni di ogni tipo, neurologici, ortopedici, urologici, gastroenterologici, con decine di visite, ricoveri, day hospital, tutto scandito da visite e richieste del medico curante… ah, sì, qualche volta, sempre più rara, una pizza, un ristorante, visite di amici a casa mia, per me andare a casa altrui, specie se ci sono scale o semplicemente gradini, è diventato un pio desiderio.
Cose prima normali, come andare ogni mattina in ufficio, girare in moto, tirare due calci a un pallone, andare a vedere un film, a sentire un concerto, al ricevimento dei genitori a scuola, al mare, a far shopping, a comprare il giornale, al supermercato a scegliermi cose che mi piacciono, dal barbiere, inginocchiarmi in chiesa o sotto il lavello per aggiustarlo, salire su una scala per cambiare una lampadina ecc. ecc. sono eventi ormai confinati nell’album dei ricordi oppure estremamente rari.
E tante volte rinuncio ad uscire perchè so che, da solo, è un’utopia: riesco a salire in auto, a mettere la carrozzina sul sedile posteriore e a guidare, e poi?  Troverò un posto dove parcheggiare? Troverò qualcuno che mi aiuterà a metter giù e poi di nuovo su la carrozzina? Riuscirò a salire su un marciapiede e percorrerlo tutto, senza incontrare auto insormontabili, buche profonde, cassonetti, rifiuti, cacche di cane, ostacoli di ogni tipo?
No, certo che non ci riuscirò,  è materialmente impossibile, in questa come in tante altre città (stavo per dire tutte, ma voglio sperare che esistano realtà diverse). Per cui devo pregare qualcuno di accompagnarmi, il Signore mi ha fatto il dono di farmi incontrare mia moglie e di avere 3 figli disponibilissimi ed affettuosi, ma non posso certo assillarli con le mie pretese e ne approfitto il meno possibile, mi preme di più vederli studiare, divertirsi, vivere.
Ma ogni volta è una lotta contro il menefreghismo, il cinismo di pubblici amministratori e gente comune: “Ma lei come si arrischia ad uscire da solo? Non può farsi accompagnare da qualcuno?” Nessuno mi ha ancora chiesto “Ma perchè non se ne sta a casa?”, ma in molti sguardi l’ho letta benissimo, questa frase, appena compensata dalla piacevole sorpresa di vedere altra gente, molto più generosa e sensibile, prodigarsi per aiutarmi in 1000 modi. Toccare con mano la solidarietà e la benevolenza di perfetti sconosciuti, forse riscuotendo crediti accumulati in tempi non sospetti, scalda il cuore e fa ben sperare in un futuro migliore. Nonostante la legge della moderna “civiltà” ed i suoi innumerevoli problemi portino molti a vivere proiettati in se stessi e nel loro microcosmo, diffidando del prossimo e riversando sugli altri la violenza e le frustrazioni ricevute!
Riversare sugli altri la violenza che si subisce, è questo il motivo principale della delinquenza, della barbarie diffusa, dell’insensibilità ed indifferenza di fronte alla sofferenza altrui, della propensione a creare ulteriore sofferenza. Come fa chi si appropria di “prerogative” e “privilegi” che non gli spettano, mediante un contrassegno falso, fotocopiato o semplicemente “preso in prestito” da un parente o familiare. Senza pensare che quelli non sono favoritismi e graziose concessioni per i soliti raccomandati, ma pallidi tentativi di rimediare ad una gravissima ingiustizia inferta dalla sorte, un timido surrogato di giustizia sociale, per riequilibrare posizioni duramente provate!
E’ raro vedere auto senza il contrassegno sostare negli stalli per invalidi, si sa che, appena vista o segnalata, viene rimossa, con spese e seccature per il recupero e si perdono pure 2 punti. Basta esporre una fotocopia o semplicemente una vetrofania col simbolo della carrozzina per vedersi graziati: anche se il contrassegno è potenzialmente falso o maldestramente riprodotto, difficilmente un vigile lascerà a piedi un possibile invalido, col rischio di prendersi un lisciabusso dai superiori o, peggio, finire sui giornali.
Ecco che, in questa situazione di estrema confusione ed inerzia legislativa, tanti sciacalli ne approfittano per RUBARE un trattamento di favore, prendendo per i fondelli l’intero popolo dell’auto e soprattutto chi avrebbe davvero bisogno di quel posto, di trovare le corsie preferenziali libere, i marciapiedi sgombri, le ZTL accessibili…
A questi sciacalli a due zampe e con una coda di 2 metri sarei tentato di augurare un bel contrassegno vero, rilasciato con tutti i santi crismi, dopo una bella visita accurata che attesti la totale e definitiva perdita delle gambe o, almeno, del loro uso e di essere costretti a ripeterla ogni due, tre anni, davanti a medici così idioti da mettere in dubbio quello che è certificato da altri medici e che si vede benissimo e così stronzi da prevedere che dopo 2, 3 anni le gambe ti ricresceranno o torneranno a fare il loro dovere…
Ma proverei vergogna di me stesso, non sono mai stato, nè sono ancora diventato, così cattivo da augurare il male al mio prossimo.
Nemmeno lo stesso male che ho vinto io, alla lotteria della vita, senza nessuna colpa, senza aver fatto nulla per meritarmelo.
Nemmeno a coloro che me ne fanno tutti i giorni rubandomi la libertà di muovermi, la dignità di non essere o sentirmi mortificato.
Un male però, in tutta coscienza, mi sento proprio di augurarglielo, con tutto il cuore: di essere beccato e multato come merita, di pagare e restare a piedi e dover sgambettare, lui che le gambette le ha buone, a recuperare l’auto e poi in tribunale, a difendersi dalle accuse di falsità materiale e ideologica e sostituzione di persona, foraggiando avvocati e perdendo giornate e, alla fine, di trovare un’altra multa sul parabrezza dopo essere uscito dal tribunale con una bellissima condanna, anche se solo simbolica. E di innervosirsi e distrarsi al punto di prendersi una bella storta, che gli renda impossibile camminare per una dozzina di giorni, di aver bisogno di aiuto per scendere dal letto e di zoppicare per casa in cerca di qualcuno che gli prepari un caffè o gli dia un po’ d’acqua, di non arrivare in tempo in bagno, di sentirsi, sia pur per poco tempo, inutile e di peso come un vero handicappato. Non per vendetta o sadismo, ma semplicemente per invogliarlo a riflettere quel tanto che basta per capire e provare cosa significhi quando il tuo corpo ti tradisce. Visto che le parole non bastano.
Grazie di cuore a tutti Voi che, aderendo a questo gruppo, avete dimostrato purezza d’animo e voglia di esprimere la vostra disapprovazione per gli sciacalli.
E un doppio grazie a chi, con gesti e parole, da cittadino o da “addetto ai lavori”, contribuirà a far loro cambiare queste brutte abitudini.
Vi voglio bene e che il Signore protegga sempre Voi e i Vostri cari!
Francesco

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