Autovelox, cambia tutto: arriva il decreto sull’omologazione. E molti dispositivi rischiano di spegnersi (1° parte)

autovelox

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto che disciplina omologazione, taratura e verifiche degli autovelox. Ecco cosa cambia davvero per gli automobilisti e perché migliaia di apparecchi potrebbero non essere più utilizzabili.

Per anni il tema degli autovelox è stato uno dei più discussi dagli automobilisti italiani. Da una parte la necessità di garantire la sicurezza stradale, dall’altra le numerose contestazioni sulla regolarità degli apparecchi utilizzati per rilevare l’eccesso di velocità.

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dell’8 giugno 2026, entrato in vigore l’11 luglio 2026, arriva finalmente una disciplina organica che definisce in maniera dettagliata le procedure di omologazione, taratura e verifica di funzionalità degli strumenti utilizzati per l’accertamento delle violazioni dei limiti di velocità.

Si tratta di un provvedimento molto atteso, destinato ad avere effetti importanti sia per gli enti proprietari delle strade sia per milioni di automobilisti.


Perché era necessario un nuovo decreto?

Negli ultimi anni numerose sentenze della Corte di Cassazione hanno distinto in modo netto due concetti spesso confusi:

  • l’approvazione di un dispositivo;
  • l’omologazione dello stesso.

Molti autovelox installati sul territorio nazionale erano stati semplicemente approvati, ma non risultavano formalmente omologati secondo quanto previsto dall’articolo 45 del Codice della Strada.

Da questa distinzione sono nati migliaia di ricorsi e un acceso dibattito giuridico sulla validità delle sanzioni elevate.

Il nuovo decreto nasce proprio con l’obiettivo di superare queste incertezze, fissando regole tecniche uguali per tutti i dispositivi destinati a rilevare la velocità dei veicoli.


Cosa cambia concretamente?

Il decreto introduce un sistema molto più rigoroso.

Ogni dispositivo dovrà essere ricondotto ad un prototipo omologato, sul quale il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti verifica caratteristiche costruttive, software, modalità di misura della velocità, precisione e affidabilità.

Non basta quindi che un autovelox “funzioni”.

Occorre che appartenga ad un modello ufficialmente omologato e che ogni apparecchio installato sul territorio sia conforme a quel prototipo.


Che cos’è il “prototipo”?

È probabilmente la parola più importante introdotta dal nuovo decreto.

Il prototipo non è il singolo autovelox installato sul bordo della strada.

È invece il modello di riferimento, cioè l’esemplare sul quale il Ministero effettua tutte le prove tecniche necessarie prima di autorizzarne l’impiego.

In pratica possiamo immaginarlo come il “progetto ufficiale” dell’autovelox.

Una volta verificato che quel modello rispetta tutti i requisiti richiesti dalla legge, il Ministero rilascia il decreto di omologazione.

Da quel momento potranno essere utilizzati soltanto gli apparecchi costruiti esattamente secondo quel prototipo.


Omologazione e taratura non sono la stessa cosa

Uno degli equivoci più frequenti riguarda proprio questi due termini.

Molti automobilisti pensano che un autovelox “tarato” sia automaticamente regolare.

Non è così.

L’omologazione

L’omologazione riguarda il modello dell’apparecchio.

Serve a verificare che il progetto del dispositivo rispetti tutte le prescrizioni tecniche previste dalla legge.

È il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti che, dopo una lunga procedura tecnica, rilascia il decreto di omologazione del prototipo.


La taratura

La taratura, invece, riguarda il singolo apparecchio.

È l’operazione con la quale viene verificato che quello specifico autovelox continui a misurare correttamente la velocità nel tempo.

Un po’ come accade con una bilancia.

Anche se la bilancia è stata costruita correttamente, occorre controllare periodicamente che continui a pesare in maniera esatta.

Lo stesso vale per gli autovelox.

Il decreto stabilisce modalità molto precise per la taratura iniziale e per quelle periodiche, che dovranno essere eseguite da laboratori qualificati e documentate mediante appositi certificati.


Anche le verifiche di funzionalità diventano obbligatorie

Accanto alla taratura, il nuovo decreto introduce una disciplina dettagliata delle verifiche di funzionalità.

Questi controlli servono ad accertare che il dispositivo continui a funzionare correttamente durante il suo impiego operativo.

In sostanza:

  • l’omologazione certifica il progetto;
  • la taratura certifica la precisione della misura;
  • le verifiche di funzionalità assicurano che il dispositivo continui a operare correttamente nel tempo.

Tre controlli diversi, tutti indispensabili.


Molti autovelox potrebbero essere spenti

La conseguenza più evidente del nuovo decreto riguarda gli apparecchi oggi presenti sulle strade italiane.

Il provvedimento pubblica infatti anche l’elenco dei prototipi già omologati, distinguendo chiaramente i modelli conformi al nuovo regime. Tra questi figurano, ad esempio, Tutor 3.0, Autovelox 106, Velomatic, Trucam, Telelaser e altri sistemi riportati nell’Allegato B del decreto.

Tutti gli altri dispositivi dovranno verificare la propria posizione rispetto alla nuova disciplina.

Secondo le prime stime riportate dalla stampa specializzata, questo potrebbe comportare la sospensione dell’utilizzo di numerosi impianti, con effetti particolarmente rilevanti anche nel Lazio, dove centinaia di postazioni potrebbero dover essere disattivate fino al completamento delle procedure previste dalla nuova normativa.

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