Whatsapp e altre app di comunicazione sociale diventeranno a pagamento

L’Autorità Garante per le Comunicazioni pubblica la prima parte di una indagine conoscitiva concernente lo sviluppo delle piattaforme digitali e dei servizi di comunicazione elettronica di cui alla delibera   -N. 357/15/CONS: PROROGA DEI TERMINI E PUBBLICAZIONE DELLA PARTE RELATIVA AI “CONSUMER COMMUNICATIONS SERVICES”.

Le 110 pagine di questo studio sono incentrate sull’utilizzo dei social media: Whatsapp, Viber, Skype, Telegram e così via. In esse si evidenzia sia che al moento whatsapp è l’app più utilizzata e che sta sostituendo sempre più Skype.

Quello che in realtà più interessa, che è stato rilaciato dai quotidiani Leggo e Repubblica è quanto viene rilevato al punto 208 dell’allegato “A” ossia “…utilizzano indirettamente le risorse degli operatori di rete: essi offrono servizi agli utenti finali usufruendo delle reti già esistenti – e quindi indirettamente delle frequenze e delle numerazioni di cui sono titolari gli operatori di rete mobile – senza farsi carico dei relativi costi, né dover rispettare le regole connesse al loro utilizzo. Inoltre, i fornitori di servizi di app di comunicazione sociale possono scegliere i Paesi dove ubicare la propria sede in modo da usufruire di regimi fiscali meno onerosi rispetto a quelli a cui sono sottoposti gli operatori di rete. Secondo alcuni, tali vantaggi potrebbero consentire a tali soggetti, in linea di principio, di offrire servizi al dettaglio ai consumatori a condizioni più vantaggiose rispetto a quelle offerte dagli operatori di rete mobile, sottoposti a regimi regolamentari e fiscali più onerosi…”.

In parole povere i creatori di app di comunicazione sociale utilizzano reti e numerazioni a carico dei gestori per i quali non sostengono costi inoltre possono avere la loro sede dove ritengono più opportuno potendo così usufruire di regimi fiscali agevolati “guadagnando” sulla profilazione dell’utente: dati questi molto “golosi” nel mondo del marketing.

Da qui la decisione di obbligare le società sviluppatrici di app di comunicazione sociale a pagare un “pedaggio” per l’uso di reti e numerazioni telefoniche negoziate però con i gestori telefonici.

La possibilità che questi costi possano finire a carico dell’utente finale è ipotizzato dal Garante  proponendo di dare in cambio nuovi servizi a valore aggiunto di contro le app potranno attingere al credito telefonico degli italiani

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