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Giovedì 31 Luglio 2014
Riflessioni sui ricorsi avverso violazione dell’art. 126bis, c.d.s.
Scritto da Dott. Marco Massavelli   
Riflessioni sui ricorsi avverso violazione dell’art. 126bis, c.d.s.

Importanti novità emanate dal Ministero dell’Interno, di grande interesse per gli operatori di polizia stradale, ma anche per i cittadini, riguardano le modalità e i tempi per la comunicazione dei dati del conducente, a norma dell’articolo 126bis, codice della strada.

Partiamo, come sempre, dalla disposizione normativa di riferimento.

Articolo 126bis, comma 2, codice della strada (in grassetto, le parti di maggior interesse):

“L'organo da cui dipende l'agente che ha accertato la violazione che comporta la perdita di punteggio, ne da' notizia, entro trenta giorni dalla definizione della contestazione effettuata, all'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida. La contestazione si intende definita quando sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria o siano conclusi i procedimenti dei ricorsi amministrativi e giurisdizionali ammessi ovvero siano decorsi i termini per la proposizione dei medesimi. Il predetto termine di trenta giorni decorre dalla conoscenza da parte dell'organo di polizia dell'avvenuto pagamento della sanzione, della scadenza del termine per la proposizione dei ricorsi, ovvero dalla conoscenza dell'esito dei ricorsi medesimi. La comunicazione deve essere effettuata a carico del conducente quale responsabile della violazione; nel caso di mancata identificazione di questi, il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell'articolo 196, deve fornire all'organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione. Se il proprietario del veicolo risulta una persona giuridica, il suo legale rappresentante o un suo delegato e' tenuto a fornire gli stessi dati, entro lo stesso termine, all'organo di polizia che procede. Il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell'articolo 196, sia esso persona fisica o giuridica, che omette, senza giustificato e documentato motivo, di fornirli è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 263 a euro 1.050. La comunicazione al Dipartimento per i trasporti terrestri avviene per via telematica”.

Da tale norma di evincono, con estrema chiarezza, alcuni principi:

·         nel caso di mancata contestazione immediata di una violazione alle norme del c.d.s., che preveda la decurtazione dei punti dalla patente del trasgressore, e, quindi, in caso di mancata identificazione di questi, il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell'articolo 196, a cui viene notificato, a norma dell’articolo 201, codice della strada, il verbale di accertamento della violazione, deve fornire all'organo di polizia che procede, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, i dati personali e della patente del conducente al momento della commessa violazione.

·         L'organo da cui dipende l'agente che ha accertato la violazione che comporta la perdita di punteggio, ne da' notizia, una volta ricevuta la comunicazione dei dati del conducente, entro trenta giorni dalla definizione della contestazione effettuata, all'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, ai fini della effettiva decurtazione dei punti dalla patente.

·         La contestazione si intende definita quando sia avvenuto il pagamento della sanzione amministrativa pecuniaria o siano conclusi i procedimenti dei ricorsi amministrativi e giurisdizionali ammessi ovvero siano decorsi i termini per la proposizione dei medesimi: prima di tale momento, fermo restando l’obbligo di comunicazione dei dati del trasgressore, da parte del proprietario del veicolo, entro sessanta giorni dalla data di notifica del verbale di contestazione, l’organo di polizia non può effettuare la comunicazione di tali dati , all'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida, per la definizione della decurtazione.

·         Il proprietario del veicolo, ovvero altro obbligato in solido ai sensi dell'articolo 196, sia esso persona fisica o giuridica, che omette, senza giustificato e documentato motivo, di fornire i dati del conducente del veicolo, è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 263 a euro 1.050.

Definito, così, l’iter procedurale relativo alla comunicazione dei dati del conducente, autore di violazione alle norme del codice della strada, per la decurtazione dei punti dalla sua patente, si sono inseriti numerosi pronunciamenti, sia della Corte Costituzionale, sia della Corte di Cassazione, che hanno dettato disposizioni interpretative della norma, ai fine di chiarire la sua portata operativa, a cui ha fatto seguito, da ultimo, l’interpretazione del Ministero dell’Interno, intervenuto, come chiaramente dichiarato, a norma dell’articolo 11, comma 3, codice della strada,  in qualità di ente coordinatore dei servizi di polizia stradale da chiunque espletati.

Con circolare prot. 300/A/3971/11/109/16, del 29 aprile 2011, il Ministero dell’Interno ha fornito la propria interpretazione operativa per la”contestazione della violazione dell’articolo 126bis, codice della strada, in pendenza di ricorso, giurisdizionale o amministrativo, avverso la violazione principale”.

Analizziamo il caso.

Tizio proprietario di un autoveicolo, riceve la notifica, a norma dell’articolo 201, codice della strada, di un verbale di contestazione di una violazione alle norme della strada non contestata immediatamente al conducente/trasgressore.

Tale violazione prevede la decurtazione di punti dalla patente di guida del conducente non identificato.

Sul verbale, quindi, viene, inserito l’invito, rivolto al proprietario del veicolo, destinatario della notifica, a comunicare, entro 60 giorni dalla notificazione dell’atto stesso, i dati del conducente e della sua patente, ai fini della decurtazione dei punti.

Tizio decide di non pagare la sanzione entro i termini di legge, e di presentare ricorso, amministrativo o giurisdizionale, avverso il verbale notificatogli: conseguentemente non provvede nemmeno alla comunicazione dei dati del trasgressore, a norma dell’articolo 126bis, codice della strada, entro i 60 giorni dalla notificazione del verbale.

Scaduti i 60 giorni dalla notificazione del verbale, l’organo di polizia procedente accerta la mancata comunicazione dei dati del trasgressore e contesta  Tizio la violazione dell’articolo 126bis, codice della strada,notificandogli apposito verbale.

E qui interviene il Ministero dell’Interno, con la succitata circolare, che, consapevole dei recentissimi pronunciamenti della Corte di Cassazione, relativi alla corretta interpretazione dell’obbligo di comunicazione dei dati, in relazione alla definizione della contestazione  (sentenze 22881/2010, 11811/2010, 17348/2007), ha comunque contraddetto tale orientamento, accogliendo, invece, una diversa tesi interpretativa.

La Corte di Cassazione, con orientamento, ormai, consolidato, ha stabilito che:

  • Va infine aggiunto che neppure l'annullamento del verbale di contestazione dell'infrazione presupposta comporta esclusione della sanzione prevista dall'articolo 180 comma 8 del codice della strada, attesa l'autonomia delle due infrazioni, la seconda delle quali attiene a un obbligo di collaborazione nell'accertamento degli illeciti stradali e dei loro autori (cfr. Cass. 13488/2005, 3123/2002, 9924/2001) che rileva in sé stesso e non in quanto collegato alla effettiva commissione di un precedente illecito (Corte di Cassazione Civile sez. II, 10.11.2010, n. 22881)
  • All'opponente era stata contestata la violazione dell'articolo 180 del codice della strada per aver omesso di comunicare alle forze di polizia la comunicazione degli estremi identificativi del conducente del veicolo sorpreso ad andatura eccessiva. Erroneamente intendendo il disposto dell'articolo 126 del codice della strada la sentenza impugnata ha ritenuto che tale comunicazione non fosse dovuta dal proprietario del veicolo fino a conclusione del procedimento amministrativo e giurisdizionale relativo alla violazione per eccesso di velocità.
    Tale interpretazione è del tutto errata. L'articolo 180 comma 8, della cui applicazione qui si deve discutere, perchè oggetto della sanzione contestata, punisce non specifici comportamenti trasgressivi nella circolazione (altrimenti e partitamene sanzionati), ma il rifiuto della condotta collaborativa dovuta dal proprietario, ai fini dell'accertamento delle violazioni amministrative previste dal Codice della Strada, nei rapporti con gli organi della pubblica amministrazione cui spetta l'espletamento dei servizi di polizia stradale (Cass. Cass. 13748/07, riv. 598104).  Incorre pertanto in detta violazione il proprietario del veicolo che, invitato a comunicare il nominativo del conducente dello stesso in riferimento a una determinata occasione, ometta di ottemperare all'invito. Indifferente è quindi sia la sorte della violazione che era sottesa alla richiesta di informazioni della p.a., sia ogni procedura di segnalazione che deve esser fatta dall'organo accertatore all'anagrafe nazionale degli abilitati alla guida (materia regolata dall'art. 126 bis) (
    Corte di Cassazione Civile sez. II, 14.5.2010, n. 11811)
  • La vigente normativa di cui alla L 286/06, sopravvenuta a seguito dell'intervento della Corte Costituzionale (sent. n. 27/2005), dopo aver eliminato, al citato quarto periodo del secondo comma dell'art. 126 bis C.d.S., la previsione della riduzione dei punti-patente in danno del proprietario del veicolo, ma riaffermato a carico dello stesso l'onere della comunicazione dei dati del conducente, stabilendo il termine dei sessanta giorni dalla notificazione del verbale, ha, poi, anche ribadito, nella modificazione del sesto periodo, l'illiceità di per se stessa dell'omessa comunicazione, sanzionandola autonomamente con il pagamento d'una somma da Euro 250,00 a Euro 1.000,00.
    Al riguardo, questa Corte ha ripetutamente evidenziato che, in tema di violazioni al codice della strada, l'ipotesi d'illecito amministrativo previsto dal disposto dell'art. 126 bis C.d.S., comma 2, - ed il concetto vale anche per il sopravvenuto L. n. 286 del 2006, art. 164 - va intesa nel senso che il legislatore ha ritenuto di sanzionare l'omissione della collaborazione che il cittadino - ed, in particolare, il proprietario del veicolo in quanto titolare della disponibilità di esso e quindi responsabile dell'immissione dello stesso nella circolazione - deve prestare all'autorità preposta alla vigilanza sulla circolazione stradale al fine di consentirle di procedere agli accertamenti necessari per l'espletamento dei servizi di polizia amministrativa e giudiziaria, dovendosi tener conto che la violazione delle norme del CdS può assumere rilevanza non solo amministrativa ma anche penale.
    Interpretazione che trova conferma alla lettura della richiamata sentenza n. 27/2005 della Corte Costituzionale, nella quale non va, infatti, confusa la valutazione della parte del secondo comma dell'art. 126 bis C.d.S. - come modificato dal D.L. 27 giugno 2003, n. 151 a sua volta modificato dalla Legge di Conversione 1 agosto 2003, n. 214 - dichiarata incostituzionale, che era quella in cui veniva comminata la riduzione dei punti della patente a carico del proprietario del veicolo che non fosse stato anche responsabile dell'infrazione stradale, con la valutazione d'altra parte della stessa norma, che è quella rilevante nel presente giudizio, non solo non dichiarata incostituzionale, ma la legittimità della cui applicazione è stata, anzi, espressamente affermata dal giudice delle leggi che, a conclusione della motivazione, si è testualmente espresso nel senso che: "L'accoglimento della questione di legittimità costituzionale, per violazione del principio di ragionevolezza, rende, tuttavia, necessario precisare che nel caso in cui il proprietario ometta di comunicare i dati personali e della patente del conducente, trova applicazione la sanzione pecuniaria di cui all'art. 180 C.d.S., comma 8. In tal modo viene anche fugato il dubbio - che pure è stato avanzato da taluni dei rimettenti - in ordine ad una ingiustificata disparità di trattamento realizzata tra i proprietari di veicoli, discriminati a seconda della loro natura di persone giuridiche o fisiche, ovvero, quanto a queste ultime, in base alla circostanza meramente accidentale che le stesse siano munite o meno di patente"….
    … il fatto sanzionato si configura quale illecito istantaneo, in quanto il termine d'adempimento dell'obbligo è unico, finale e non iniziale, sì che, una volta decorso, l'obbligato non è più in condizione di tenere utilmente la condotta imposta; il comportamento preso in considerazione nella fattispecie descritta e regolata tanto dal comma 2 dell'art. 126 bis C.d.S. quanto dalla L. n. 286 del 2006, art. 164 si sostanzia, infatti, nell'omettere, id est nel non fare, ovvero nel protrarre indebitamente oltre il termine prescritto, la comunicazione dei dati identificativi del conducente; comunicazione che è sempre omessa, anche quando viene effettuata in ritardo, poichè le richiamate norme pongono termini specifici per l'adempimento dell'obbligo imposto (rispettivamente, trenta giorni dalla richiesta e sessanta giorni dalla notificazione del verbale), tanto che alla desistenza la legge non riconnette alcuna conseguenza giuridica, essendosi ormai verificati, nel momento in cui si è esaurito il lasso di tempo consentito per l'adempimento e quindi ha avuto luogo l'omissione, gli effetti necessari e sufficienti per la consumazione. E', inoltre, illecito di pericolo e non di danno, non essendo necessario che lo svolgimento dell'attività amministrativa e/o giudiziaria consequenziali all'accertamento dell'illecito presupposto abbiano subito un danno effettivo dall'omissione o dal ritardo della comunicazione. Ne deriva che la sussistenza dell'elemento soggettivo - dolo od anche solo semplice colpa nell'omettere la comunicazione - è elemento costitutivo della fattispecie che va accertato ed apprezzato esclusivamente con riferimento al momento del suo perfezionarsi con l'inutile scadenza del termine prescritto per il compimento dell'attività dovuta, al momento consumativo, dunque, e non successivamente, onde restano irrilevanti i fatti sopravvenuti in qualsiasi modo ad esso connessi (Corte di Cassazione Civile sez. II, 8.8.2007, n. 17348).

 

Secondo la succitata circolare del Ministero dell’Interno, invece,  tenuto conto della posizione della Corte Costituzionale e di una prassi alla quale da tempo sono prevalentemente orientati gli Uffici della Polizia Stradale, si ritiene che la presentazione di un ricorso avverso il verbale di contestazione costituisca un giustificato e documentato motivo di omissione dell’indicazione delle generalità del conducente”.

 

Inoltre, “l’obbligo di comunicazione si deve ritenere soddisfatto qualora nel ricorso venga indicato il soggetto che era alla guida al momento dell’illecito, con la decurtazione dei punti dalla patente da effettuare però solo dopo che sia stato respinto il ricorso e che non siano più ammessi altri rimedi giurisdizionali”.

 

Qualora, invece, il ricorso non contenga le generalità del conducente, il Ministero ritiene che “la presentazione del gravame costituisca giustificato e documentato dell’omissione dei dati richiesti e non consenta di applicare le sanzioni del richiamato articolo 126bis, C.d.S., poiché il destinatario dell’invito non può ritenersi obbligato a fornire i dati personali e della patente del conducente prima della definizione dei procedimenti giurisdizionali o amministrativi”.

 

Per poter applicare le sanzioni di cui all’articolo 126bis, comma 2, codice della strada, dopo l’esaurimento dei rimedi giurisdizionali o amministrativi con esito sfavorevole per il ricorrente, l’organo accertatore deve procedere a redigere un nuovo invito a carico dell’obbligato in solido, dalla cui data di notifica decorre il termine di 60 giorni per adempiere all’obbligo della comunicazione.

 

Altrimenti, è stato ulteriormente precisato dal medesimo Dicastero, con circolare del 5.9.2011, in alternativa a tale modalità di invito, al fine di ovviare alle difficoltà operative connesse all’aggravio di lavoro e alle ulteriori spese di notifica derivanti dall’esigenza di rinnovare la richiesta di comunicare i dati del conducente, è possibile inserire nel corpo del verbale originario, l’invito a comunicare i dati del conducente entro 60 giorni dalla notifica del verbale stesso ovvero del provvedimento con cui si sono conclusi i rimedi giurisdizionali o amministrativi previsti dalla legge.

 

Alla luce di questo importante intervento ministeriale, è d’obbligo attendere i futuri orientamenti delle Prefetture e degli organi giurisdizionali (giudici di pace, in primis, ma anche della Corte di Cassazione) per comprendere se, nelle decisioni sui ricorsi avverso l’applicazione della sanzione per la violazione dell’articolo 126bis, codice della strada, in pendenza di ricorso avverso il verbale originario, prevarrà la nuova interpretazione del Viminale, ovvero rimarrà cosante l’orientamento giurisprudenziale della Corte di Cassazione succitato.

Per quanto riguarda, in particolare alcuni Uffici delle Prefetture, questi si sono già espressi in maniera contraria a quanto sostenuto dal Ministero dell’Interno, con la circolare del 29 aprile scorso, fondando la propria decisione di rigetto dei ricorsi avverso violazione dell’articolo 126bis, oltre che sulle sentenze della Corte di Cassazione, nn. 17384/07 e 22881/2010, già citate, anche su ulteriori pronunciamenti della Suprema Corte e della Consulta, favorevoli all’applicazione, in via generale, della sanzione per la mancata comunicazione dei dati del conducente.

 

Infatti, la Corte di Cassazione, con sentenza 19908, del 15.09.2009, ha affermato che il proprietario del veicolo, responsabile della circolazione dello stesso, è tenuto sempre a conoscere l’identità dei soggetti ai quali ne affida la conduzione. Ne risponde, a titolo di colpa per negligente osservanza del dovere di vigilare sull’affidamento in guisa da essere in grado di adempiere al dovere di comunicare l’identità del conducente.

 

Inoltre, la Corte Costituzionale, con ordinanza n. 306, del 20.11.2009, ha rilevato che l’articolo 126bis, comma 2, codice della strada, ha inteso sanzionare un’autonoma infrazione, e cioè l’omissione della collaborazione che il cittadino deve prestare all’autorità preposta alla vigilanza sulla circolazione stradale (cfr. Corte Cassaz. 428/2004).

 

Buona fortuna a chi, sfortunatamente destinatario di sanzione amministrativa, intende proporre ricorso avverso la violazione dell’evidentemente molto dibattuto articolo 126bis.

 

dott. MASSAVELLI Marco

 

 

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