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Lunedì 28 Luglio 2014
Art.136 CdS Strategie operative per l'accertamento della guida senza patente commessa da stranieri
lunedì 08 novembre 2010

Strategie operative per l'accertamento della guida senza patente commessa da titolare di patente straniera

Con la legge 29 luglio 2010, n. 120, in vigore dal 13 agosto 2010, recante modifiche in materia di sicurezza stradale, il Legislatore ha apportato modificazioni a circa 80 articoli del codice della strada. Finalmente, ci si è resi conto dell’anomalia che era stata creata nel 2007, con la trasformazione nuovamente in illecito penale, della guida senza patente (articolo 116, comma 13, codice della strada), in relazione alla circolazione di conducenti in possesso di patente straniera (articolo 136, codice della strada). Facciamo un breve excursus storico di tali disposizioni, analizzando, infine, la nuova disciplina normativa, applicabile, come detto, dal 13 agosto scorso, e che risolve vari problemi operativi agli organi di polizia stradale. Con decreto legge  3 agosto 2007 n. 117,  convertito in legge 2 ottobre 2007, n. 160, l’articolo 116, comma 13, codice della strada è stato modificato, nel senso della trasformazione della sanzione per guida senza patente da amministrativa a, nuovamente, penale (come era già prevista precedentemente al decreto legislativo 507/99). Il nuovo articolo 116, comma 13, codice della strada, come modificato nel 2007, attualmente in vigore, stabilisce:Chiunque guida autoveicoli o motoveicoli senza aver conseguito la patente di guida e' punito con l'ammenda da euro 2.257 a euro 9.032; la stessa sanzione si applica ai conducenti che guidano senza patente perché revocata o non rinnovata per mancanza dei requisiti previsti dal presente codice. Nell'ipotesi di reiterazione del reato nel biennio si applica altresì la pena dell'arresto fino ad un anno. Per le violazioni di cui al presente comma e' competente il tribunale in composizione monocratica.

Il Legislatore aveva, però, dimenticato il disposto del successivo comma 18, non modificato dalla riforma del 2007, e che ha creato parecchi dubbi operativi e parecchie difficoltà di intervento da parte degli operatori di polizia stradale, nell’accertamento del reato di guida senza patente. In particolare, il comma 18, dell’articolo 116, codice della strada, mai modificato, ed attualmente in vigore, stabilisce:Alle violazioni di cui al comma 13 consegue la sanzione accessoria del fermo amministrativo del veicolo per un periodo di tre mesi, o in caso di reiterazione delle violazioni, la sanzione accessoria della confisca amministrativa del veicolo. Quando non è possibile disporre il fermo amministrativo o la confisca del veicolo, si applica la sanzione accessoria della sospensione della patente di guida eventualmente posseduta per un periodo da tre a dodici mesi. Si osservano le norme di cui al capo I, sezione II, del titolo VI.Ma con quali modalità gli organi di polizia stradale avrebbero dovuto applicare la suddetta sanzione amministrativa accessoria (fermo amministrativo del veicolo per un periodo di tre mesi), visto che dal 4 agosto 2007, tale sanzione è divenuta accessoria a reato, e non più a sanzione amministrativa? In effetti, il codice della strada non disciplinava (con la riforma del 2010, il Legislatore ha finalmente approvato l’articolo 224-ter, che individua le disposizioni per l’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie della confisca e del fermo, a seguito di reato … di tale norma ne accenneremo più avanti) tale fattispecie di sanzione amministrativa accessoria. Tralasciando i dubbi che chi scrive ha nutrito, per circa tre anni, relativamente a quanto sostenuto in materia dal Ministero dell’Interno, si propone, quanto appunto il Ministero, contestualmente all’entrata in vigore del decreto legge 3 agosto 2007, ha stabilito relativamente all’applicazione della sanzione amministrativa accessoria del fermo amministrativo conseguente all’accertamento di un reato. La circolare prot. 300/A/1/26352/101/3/3/9 del 3 agosto 2007 ha prescritto che:L’articolo 1 del decreto-legge apporta modifiche all’articolo 116 in materia di patenti di guida e, in particolare, novellando completamente il comma 13 dell’articolo 116, stabilisce che la guida di motoveicoli o autoveicoli senza patente, con patente revocata o mai rinnovata, costituisce nuovamente illecito penale di competenza del Tribunale in composizione monocratica. La norma del decreto-legge mantiene in vita le disposizioni del successivo comma 18 dell’articolo 116 C.d.S. che prevedono la sanzione amministrativa accessoria del fermo amministrativo del veicolo condotto dalla persona sprovvista di patente o con patente revocata. Tuttavia, quando consegue a reato, tale sanzione accessoria non trova una procedura di attuazione specifica nel Codice della Strada, né, pare, che le disposizioni dell’articolo 214 C.d.s. che detta una procedura per il fermo amministrativo conseguente all'accertamento di un illecito amministrativo, siano compatibili con la natura e la procedura di accertamento del reato previsto dalla nuova formulazione dell'articolo 116,  comma 13 C.d.S. Pertanto, in funzione dell'obbligo generale attribuito alla Polizia Giudiziaria di evitare che il reato di guida senza patente sia portato ad ulteriori conseguenze, procedendo con gli strumenti previsti dal Codice di Procedura Penale, gli ufficiali di polizia giudiziaria che lo hanno accertato, procederanno al sequestro preventivo del veicolo ai sensi dell'art. 321 c.p.p. Riferendo la normativa citata alla disciplina della circolazione in Italia di conducenti in possesso di patente estera, dobbiamo necessariamente fare riferimento agli articoli 135 e 136, codice della strada. L’articolo 135 è applicabile a tutte le patenti straniere; l’articolo 136 è applicabile esclusivamente alle patenti convertibili. Il principio generale sancisce la possibilità di circolazione in Italia, con patente estera, per la durata massima di un anno dal giorno di acquisizione della residenza in Italia: trascorso tale termine, la patente estera, indipendentemente dalla sua validità o meno, non ha più efficacia in Italia, e non può più essere considerata documento valido per la circolazione sul territorio nazionale. Entro tale termine, quindi, il titolare della patente deve acquisire il documento italiano:

  • richiedendo la conversione del documento, se ricompeso tra quelli convertibili (articolo 136)
  • conseguendo la patente italiana, a seguito di superamento dei prescritti esami, se la patente non è convertibile.

In particolare analizziamo l’articolo 136, riferita alle sole patenti convertibili, in quanto modificata dalla legge 120/2010. L’articolo 136 prevede una doppia casistica sanzionatoria:

  • sanzione per soggetto residente in Italia da più di un anno e titolare di patente estera convertibile scaduta di validità
  • sanzione per soggetto residente in Italia da meno di un anno e titolare di patente estera convertibile scaduta di validità / soggetto residente in Italia da più di un anno e titolare di patente estera convertibile in corso di validità

La disposizione in vigore fino al 12 agosto scorso prevedeva:

  • per la prima ipotesi (comma 6): l’applicazione delle SANZIONI AMMINISTRATIVE, comprese quelle accessorie, previste per chi guida senza essere munito della patente di guida (articolo 116, codice della strada)
  • per la seconda ipotesi (comma 7): le sanzioni previste per chi guida con patente italiana scaduta di validità. (articolo 126, codice della strada).

Il problema interpretativo e applicativo derivava proprio dal rinvio fatto dal citato comma 6 alle sanzioni AMMINISTRATIVE previste per la guida senza patente (articolo 116, codice della strada). Come detto, infatti, con il decreto legge 117/07, l’articolo 116, comma 13, codice della strada, è stato modificato, nel senso della sostituzione della sanzione amministrativa pecuniaria per la guida senza patente con sanzione penale pecuniaria: ciò significava che non esisteva più una sanzione amministrativa pecuniaria per la guida senza patente. Come comportarsi, quindi, nel caso di accertamento della violazione prevista dall’articolo 136, comma 6, codice della strada? Senza entrare troppo nel merito di un argomento che, ormai, non ha più attualità operativa, ricordiamo, semplicemente, come in dottrina, e tra le Procure della Repubblica, si erano sviluppate due teorie:

  • non essendo più previste sanzioni amministrative pecuniarie per la guida senza patente, alcune Procure e parte della dottrina sosteneva che la violazione di cui all’articolo 136, comma 6, codice della strada non avesse più sanzione, non potendo, ovviamente, essere applicata la sanzione amministrativa accessoria di cui all’articolo 116, comma 18, vista l’assenza di una corrispondente sanzione principale: il rinvio a sanzione amministrativa non più esistente (comma 13, dell’articolo 116) equivale a impossibilità di applicare qualunque tipologia di sanzione amministrativa;
  • la dottrina maggioritaria, invece, ha sostenuto, secondo un’interpretazione sistematica della normativa di riferimento, che il rinvio, effettuato dal comma 6, dell’articolo 136, alle sanzioni amministrative previste per la guida senza patente, a seguito della riforma approvata con decreto legge 117707, doveva necessariamente riferirsi alla nuova sanzione pecuniaria di natura penale.

La riforma approvata dalla legge 120/2010 ha finalmente risolto il suddetto problema interpretativo/applicativo. Il comma 6 dell’articolo 136, codice della strada, è stato suddiviso in due nuovi commi, il 6 e il neo 6bis. I nuovi commi prevedono:A coloro che, trascorso più di un anno dal giorno dell'acquisizione della residenza in Italia, guidano con patente rilasciata da uno Stato estero non più in corso di validità si applicano le sanzioni previste dai commi 13 e 18 dell'articolo 116.

6-bis. A coloro che, trascorso più di un anno dal giorno dell'acquisizione della residenza in Italia, pur essendo muniti di patente di guida valida, guidano con certificato di abilitazione professionale, con carta di qualificazione del conducente o con un altro prescritto documento abilitativo rilasciato da uno Stato estero non più in corso di validità si applicano le sanzioni previste dai commi 15 e 17 dell'articolo 116.

Dalla lettura del comma 6, si evince come per il caso di soggetto residente da più di un anno in Italia, titolare di patente di guida straniera convertibile scaduta di validità, siano ora applicabili le SANZIONI, indicate in maniera generica (e non più le SANZIONI AMMINISTRATIVE, comprese quelle accessorie) previste dai commi 13 e 18 dell'articolo 116: quindi, la sanzione penale (comma 13) e la sanzione amministrativa accessoria (comma 18). Il comma 6-bis, di nuova introduzione prevede, per la prima volta, semplicemente, l’applicazione delle medesime sanzioni penali e amministrative, di cui all’articolo 116, commi 13 e 18, nel caso in cui il conducente, residente in Italia da più di un anno, sia in possesso di documento di guida straniero convertibile, in corso di validità, e di CAP o CQC, nei casi in cui tali documenti siano obbligatori, anche per i conducenti stranieri extracomunitari, che sia invece scaduto di validità. Per quanto riguarda, in particolare la sanzione amministrativa accessoria (che il comma 18, dell’articolo 116, individua nel fermo amministrativo del veicolo per un periodo di tre mesi) il Legislatore del 2010, è intervenuto prevedendo la specifica disciplina relativa all’applicazione delle sanzioni amministrative accessorie del fermo e della confisca del veicolo, a seguito di sanzioni penali, previste dal codice della strada, fino ad ora completamente assente nel panorama normativo nazionale. E’ stato, infatti, introdotto ex novo l’articolo 224-ter, codice della strada. Per quanto concerne la sanzione del fermo amministrativo del veicolo, che qui interessa, i commi 3 e 4, del citato articolo 224-ter, prescrivono:3. Nelle ipotesi di reato per le quali e' prevista la sanzione amministrativa accessoria del fermo amministrativo del veicolo, l'agente o l'organo accertatore della violazione dispone il fermo amministrativo provvisorio del veicolo per trenta giorni, secondo la procedura di cui all'articolo 214, in quanto compatibile.4. Quando la sentenza penale o il decreto di accertamento del reato e di condanna sono irrevocabili, anche se e' stata applicata la sospensione della pena, il cancelliere del giudice che ha pronunciato la sentenza o il decreto, nel termine di quindici giorni, ne trasmette copia autentica all'organo di polizia competente affinché disponga il fermo amministrativo del veicolo ai sensi delle disposizioni dell'articolo 214, in quanto compatibili. Quindi, nel caso di accertamento della violazione di cui all’articolo 136, comma 6, codice della strada, l’operatore di polizia stradale deve:

  • redigere comunicazione di notizia di reato per violazione dell’articolo 116, comma 13, codice della strada: sulla strada, deve essere compilato apposito verbale di identificazione, dichiarazione/elezione di domicilio e nomina/designazione del difensore (è solo il caso di ricordare che il soggetto sottoposto ad indagine, anche se straniero, deve dichiarare/eleggere domicilio obbligatoriamente in un luogo individuato sul territorio nazionale, essendo esclusa la possibilità di dichiarare/eleggere domicilio presso la sede di Consolato/Ambasciata, considerata territorio straniero).
  • procedere all’applicazione del fermo amministrativo del veicolo provvisorio per trenta giorni, secondo la procedura prevista dall’articolo 214, codice della strada (è quindi, possibile, se presenti tutte le condizioni richieste, l’affidamento del veicolo al trasgressore, ovvero si procederà ad affidare il veicolo a custode convenzionato).

Al termine dei trenta giorni, il veicolo dovrà essere restituito al legittimo proprietario, mediante redazione di verbale di fine fermo. Solo con il passaggio in giudicato della sentenza, e a seguito di apposita comunicazione da parte della cancelleria all’organo di polizia stradale procedente, sarà possibile sottoporre nuovamente a fermo amministrativo il veicolo affinché sconti la sanzione accessoria definitiva, sottratto, ovviamente, il periodo di fermo già scontato. E’ doveroso precisare che, scaduti gli iniziali trenta giorni, e restituito il veicolo al legittimo proprietario, tale mezzo torna nella piena disponibilità del proprietario medesimo, il quale potrà disporne liberamente, senza alcun vincolo o obbligo. Se il veicolo viene, legittimamente, trasferito a terza persona, demolito o, comunque, esce dalla disponibilità del trasgressore, ovviamente non sarà più possibile applicare la sanzione amministrativa del fermo, così come disposto in sentenza: la sanzione, ovviamente, non potrà essere applicata su veicolo diverso, anche se nella disponibilità del trasgressore, da quello con il quale è stata commessa la violazione. Ovviamente nel caso di sentenza irrevocabile di proscioglimento, l'ufficio o il comando da cui dipende l'agente o l'organo accertatore della violazione, ricevuta la comunicazione della cancelleria, ordina la restituzione del veicolo all'intestatario, o comunque, visto che il proscioglimento verrà dichiarato, con ragionevole certezza, dopo lo scadere dei trenta giorni di applicazione del fermo provvisorio, non sarà più  applicabile la sanzione accessoria definitiva. La declaratoria di estinzione del reato per morte dell'imputato importa l'estinzione della sanzione amministrativa accessoria: il veicolo, se sottoposto a fermo, dovrà essere immediatamente restituito agli aventi diritto. Infine, avverso la sanzione del fermo amministrativo e' ammessa opposizione ai sensi dell'articolo 205, al giudice di pace del luogo della commessa violazione, secondo le consuete regole che disciplinano tale procedura.

dott. Marco Massavelli

 

 

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