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Sabato 2 Dicembre 2014
Commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri
LEGGE  8 aprile 2010, n. 55 Disposizioni concernenti la commercializzazione di prodotti tessili, della pelletteria e calzaturieri
  La  Camera  dei  deputati  ed  il  Senato  della  Repubblica  hanno
approvato; 
 
                   IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 
 
 
                              promulga 
 
la seguente legge: 
                               Art. 1 
 
 
                     Etichettatura dei prodotti 
                          e «Made in Italy» 
 
  1.  Al  fine  di  consentire  ai  consumatori  finali  di  ricevere
un'adeguata informazione sul processo di lavorazione dei prodotti, ai
sensi dell'articolo 2, comma 2,  e  dell'articolo  6,  comma  1,  del
codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6  settembre  2005,
n. 206, e  successive  modificazioni,  e'  istituito  un  sistema  di
etichettatura  obbligatoria  dei   prodotti   finiti   e   intermedi,
intendendosi per tali quelli che sono  destinati  alla  vendita,  nei
settori tessile, della pelletteria e calzaturiero,  che  evidenzi  il
luogo di origine di  ciascuna  fase  di  lavorazione  e  assicuri  la
tracciabilita' dei prodotti stessi. 
  2. Ai fini della presente legge, per «prodotto tessile» si  intende
ogni  tessuto  o  filato,  naturale,  sintetico  o  artificiale,  che
costituisca  parte  del  prodotto  finito  o   intermedio   destinato
all'abbigliamento,  oppure  all'utilizzazione  quale  accessorio   da
abbigliamento,  oppure  all'impiego  quale  materiale  componente  di
prodotti destinati all'arredo della casa  e  all'arredamento,  intesi
nelle loro piu' vaste accezioni, oppure come prodotto calzaturiero. 
  3. Nell'etichetta dei prodotti finiti e intermedi di cui  al  comma
1, l'impresa produttrice deve fornire  in  modo  chiaro  e  sintetico
informazioni specifiche sulla conformita' dei processi di lavorazione
alle norme vigenti in materia di lavoro, garantendo il rispetto delle
convenzioni siglate in  seno  all'Organizzazione  internazionale  del
lavoro lungo tutta la catena di fornitura,  sulla  certificazione  di
igiene e di sicurezza dei prodotti, sull'esclusione  dell'impiego  di
minori nella produzione, sul rispetto della normativa europea  e  sul
rispetto degli accordi internazionali in materia ambientale. 
  4.  L'impiego  dell'indicazione  «Made  in   Italy»   e'   permesso
esclusivamente  per  prodotti  finiti  per  i  quali   le   fasi   di
lavorazione, come definite ai commi 5, 6, 7, 8 e 9, hanno avuto luogo
prevalentemente nel territorio nazionale e in particolare  se  almeno
due delle fasi di lavorazione per ciascun settore sono state eseguite
nel territorio medesimo e se per le rimanenti fasi e' verificabile la
tracciabilita'. 
  5. Nel settore tessile, per fasi di lavorazione  si  intendono:  la
filatura, la tessitura, la nobilitazione e la confezione compiute nel
territorio italiano anche utilizzando fibre naturali,  artificiali  o
sintetiche di importazione. 
  6. Nel settore  della  pelletteria,  per  fasi  di  lavorazione  si
intendono: la concia, il taglio, la preparazione, l'assemblaggio e la
rifinizione  compiuti  nel  territorio  italiano  anche   utilizzando
pellame grezzo di importazione. 
  7. Nel settore calzaturiero, per fasi di lavorazione si  intendono:
la  concia,  la  lavorazione  della  tomaia,  l'assemblaggio   e   la
rifinizione  compiuti  nel  territorio  italiano  anche   utilizzando
pellame grezzo di importazione. 
  8. Ai fini  della  presente  legge,  per  «prodotto  conciario»  si
intende il prodotto come  definito  all'articolo  1  della  legge  16
dicembre 1966, n. 1112, che costituisca parte del prodotto  finito  o
intermedio  destinato  all'abbigliamento,  oppure   all'utilizzazione
quale accessorio da abbigliamento, oppure all'impiego quale materiale
componente  di   prodotti   destinati   all'arredo   della   casa   e
all'arredamento, intesi nelle loro piu' vaste accezioni, oppure  come
prodotto calzaturiero. Le fasi di lavorazione del prodotto  conciario
si concretizzano in riviera, concia, riconcia, tintura -  ingrasso  -
rifinizione. 
  9. Nel settore dei divani, per fasi di lavorazione si intendono: la
concia, la lavorazione del poliuretano, l'assemblaggio dei fusti,  il
taglio della pelle e  del  tessuto,  il  cucito  della  pelle  e  del
tessuto, l'assemblaggio e  la  rifinizione  compiuti  nel  territorio
italiano anche utilizzando pellame grezzo di importazione. 
  10. Per ciascun prodotto di  cui  al  comma  1,  che  non  abbia  i
requisiti per l'impiego dell'indicazione «Made in Italy», resta salvo
l'obbligo  di  etichettatura  con  l'indicazione   dello   Stato   di
provenienza, nel rispetto della normativa comunitaria. 
 
        
          <em>          Avvertenza: 
              II testo delle note qui  pubblicato  e'  stato  redatto
          dall'amministrazione  competente  per  materia,  ai   sensi
          dell'art. 10, comma 3, del testo unico  delle  disposizioni
          sulla  promulgazione  delle  leggi,   sull'emanazione   dei
          decreti   del   Presidente   della   Repubblica   e   sulle
          pubblicazioni   ufficiali   della   Repubblica    italiana,
          approvato con D.P.R. 28 dicembre 1985,  n.  1092,  al  solo
          fine di facilitare la lettura delle disposizioni  di  legge
          alle quali e'  operato  il  rinvio.  Restano  invariati  il
          valore e l'efficacia degli atti legislativi qui trascritti. 
          Note all'art. 1: 
              - Il testo  dell'art.  2,  del  decreto  legislativo  6
          settembre  2005,  n.  206  (Codice  del  consumo,  a  norma
          dell'art. 7 della legge 29 luglio  2003,  n.  229),  e'  il
          seguente: 
              «Art.  2  (Diritti  dei   consumatori).   -   1.   Sono
          riconosciuti  e  garantiti  i  diritti  e   gli   interessi
          individuali e collettivi dei consumatori e degli utenti, ne
          e' promossa la tutela in sede nazionale e locale, anche  in
          forma collettiva e associativa, sono favorite le iniziative
          rivolte a perseguire tali finalita',  anche  attraverso  la
          disciplina dei rapporti tra le associazioni dei consumatori
          e degli utenti e le pubbliche amministrazioni. 
              2. Ai consumatori ed agli utenti sono riconosciuti come
          fondamentali i diritti: 
              a) alla tutela della salute; 
              b) alla sicurezza e alla qualita' dei  prodotti  e  dei
          servizi; 
              c) ad una  adeguata  informazione  e  ad  una  corretta
          pubblicita'; 
              c-bis) all'esercizio delle pratiche commerciali secondo
          principi di buona fede, correttezza e lealta'; 
              d) all'educazione al consumo; 
              e) alla correttezza, alla  trasparenza  ed  all'equita'
          nei rapporti contrattuali; 
              f) alla promozione e allo sviluppo dell'associazionismo
          libero, volontario e democratico tra i  consumatori  e  gli
          utenti; 
              g) all'erogazione di servizi pubblici secondo  standard
          di qualita' e di efficienza.». 
              - Il testo  dell'art.  6,  del  decreto  legislativo  6
          settembre 2005, n. 206, e' il seguente: 
              «Art. 6 (Contenuto minimo delle informazioni). -  1.  I
          prodotti  o  le  confezioni  dei  prodotti   destinati   al
          consumatore,  commercializzati  sul  territorio  nazionale,
          riportano, chiaramente  visibili  e  leggibili,  almeno  le
          indicazioni relative: 
              a)  alla  denominazione  legale  o   merceologica   del
          prodotto; 
              b) al nome o ragione sociale  o  marchio  e  alla  sede
          legale  del  produttore  o  di  un  importatore   stabilito
          nell'Unione europea; 
              c) al Paese di origine  se  situato  fuori  dell'Unione
          europea; 
              d) all'eventuale presenza di materiali o  sostanze  che
          possono arrecare danno all'uomo, alle cose o all'ambiente; 
              e) ai materiali impiegati ed ai metodi  di  lavorazione
          ove  questi  siano  determinanti  per  la  qualita'  o   le
          caratteristiche merceologiche del prodotto; 
              f) alle istruzioni, alle eventuali precauzioni  e  alla
          destinazione d'uso,  ove  utili  ai  fini  di  fruizione  e
          sicurezza del prodotto.». 
              - Il testo dell'art. 1 della legge 16 dicembre 1966, n.
          1112 (Disciplina  dell'uso  dei  nomi  «cuoio»,  «pelle»  e
          «pelliccia» e dei termini che ne derivano), e' il seguente: 
              «Art. 1. - 1. I nomi "cuoio", "pelle", i termini che ne
          derivano o loro sinonimi sono riservati  esclusivamente  ai
          prodotti ottenuti dalla lavorazione di spoglie  di  animali
          sottoposte a trattamenti di concia  o  impregnate  in  modo
          tale da conservare inalterata la struttura  naturale  delle
          fibre, nonche' agli articoli con esse fabbricati.». 
</em>
                               Art. 2 
 
 
                         Norme di attuazione 
 
  1. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico,  di  concerto
con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il  Ministro  per
le politiche europee, da emanare entro quattro  mesi  dalla  data  di
entrata in vigore della presente  legge,  previa  notifica  ai  sensi
dell'articolo 8, paragrafo 1, della direttiva 98/34/CE del Parlamento
europeo e del Consiglio,  del  22  giugno  1998,  sono  stabilite  le
caratteristiche  del  sistema  di  etichettatura  obbligatoria  e  di
impiego dell'indicazione «Made in  Italy»,  di  cui  all'articolo  1,
nonche' le modalita' per l'esecuzione dei relativi  controlli,  anche
attraverso  il  sistema  delle  camere   di   commercio,   industria,
artigianato e agricoltura. 
  2. Il Ministro della salute, di  concerto  con  il  Ministro  dello
sviluppo economico e previa intesa in sede di  Conferenza  permanente
per i rapporti tra lo Stato, le regioni e  le  province  autonome  di
Trento e di Bolzano, adotta, entro tre mesi dalla data di entrata  in
vigore della presente  legge,  un  regolamento  recante  disposizioni
volte a garantire elevati livelli di  qualita'  dei  prodotti  e  dei
tessuti in commercio, anche al fine di tutelare  la  salute  umana  e
l'ambiente, con cui provvede, in particolare: 
    a) all'individuazione delle autorita' sanitarie competenti per  i
controlli e per la  vigilanza  sulla  qualita'  dei  prodotti  e  dei
tessuti in commercio, anche  attraverso  l'effettuazione  di  analisi
chimiche, al fine di individuare la presenza negli stessi di sostanze
vietate dalla normativa vigente e  ritenute  dannose  per  la  salute
umana; 
    b) al riconoscimento, attraverso l'introduzione  di  disposizioni
specifiche, delle peculiari  esigenze  di  tutela  della  qualita'  e
dell'affidabilita' dei prodotti per  i  consumatori,  anche  al  fine
della tutela della produzione nazionale, nei settori  tessile,  della
pelletteria e calzaturiero; 
    c) all'individuazione dei soggetti  preposti  all'esecuzione  dei
controlli e delle relative modalita' di esecuzione; 
    d) a stabilire l'obbligo  della  rintracciabilita'  dei  prodotti
tessili e degli accessori destinati al consumo in tutte le fasi della
produzione, della trasformazione e della distribuzione. 
  3. Il regolamento di cui al comma 2 e'  aggiornato  ogni  due  anni
sulla base  delle  indicazioni  fornite  dall'Istituto  superiore  di
sanita'. 
  4. All'attuazione dei controlli di  cui  al  presente  articolo  le
amministrazioni  interessate  provvedono  nell'ambito  delle  risorse
umane, finanziarie e strumentali disponibili a  legislazione  vigente
e, comunque, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. 
 
        
          <em>          Note all'art. 2: 
              - Il testo dell'art. 8  della  direttiva  98/34/CE  del
          Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 giugno 1998,  e'
          il seguente: 
              «Art. 8. - 1. Fatto salvo l'art. 10, gli  Stati  membri
          comunicano immediatamente alla Commissione ogni progetto di
          regola  tecnica,  salvo  che   si   tratti   del   semplice
          recepimento  integrale  di  una  norma   internazionale   e
          europea,  nel  qual  caso  e'  sufficiente   una   semplice
          informazione  sulla  norma  stessa.  Essi   le   comunicano
          brevemente anche i motivi che rendono  necessario  adottare
          tale regola tecnica a  meno  che  non  risultino  gia'  dal
          progetto. 
              All'occorrenza,  e  a  meno  che  non  sia  gia'  stato
          trasmesso in relazione con  una  comunicazione  precedente,
          gli Stati membri  comunicano  contemporaneamente  il  testo
          delle    disposizioni    legislative    e     regolamentari
          fondamentali, essenzialmente e direttamente  in  questione,
          qualora la conoscenza di detto  testo  sia  necessaria  per
          valutare la portata del progetto di regola tecnica. 
              Gli Stati membri procedono ad una  nuova  comunicazione
          secondo le modalita' summenzionate qualora  essi  apportino
          al progetto di regola tecnica modifiche importanti  che  ne
          alterino  il  campo  di  applicazione,  ne   abbrevino   il
          calendario   di   applicazione    inizialmente    previsto,
          aggiungano o rendano piu' rigorosi le  specificazioni  o  i
          requisiti. 
              Quando  il  progetto  di   regola   tecnica   mira   in
          particolare   a   limitare   la    commercializzazione    o
          l'utilizzazione di una sostanza, di un preparato  o  di  un
          prodotto  chimico,  segnatamente  per  motivi   di   salute
          pubblica o di tutela dei consumatori o  dell'ambiente,  gli
          Stati membri  comunicano  anche  un  riassunto  oppure  gli
          estremi dei dati  pertinenti  relativi  alla  sostanza,  al
          preparato o al prodotto in questione e di  quelli  relativi
          ai prodotti di sostituzione conosciuti  e  disponibili,  se
          tali informazioni sono disponibili, nonche' le  conseguenze
          previste  delle  misure  per  quanto  riguarda  la   salute
          pubblica o la tutela del consumatore e  dell'ambiente,  con
          un'analisi dei rischi effettuata, all'occorrenza, secondo i
          principi generali di valutazione dei  rischi  dei  prodotti
          chimici di cui all'art. 10, paragrafo  4,  del  regolamento
          (CEE)  n.  793/93  ove  si  tratti  d'una   sostanza   gia'
          esistente,  o  di  cui  all'art.  3,  paragrafo  2,   della
          direttiva 67/548/CEE nel caso di una nuova sostanza. 
              La commissione comunica senza indugio agli altri  Stati
          membri il progetto di regola tecnica e  tutti  i  documenti
          che le sono stati trasmessi. Essa puo' anche sottoporre  il
          progetto al parere del comitato di cui all'art. 5 e, se del
          caso, del comitato competente del settore in questione. 
              Per quanto concerne le specificazioni tecniche o  altri
          requisiti o le regole relative ai servizi di  cui  all'art.
          1,  punto  11),   secondo   comma,   terzo   trattino,   le
          osservazioni o i pareri circostanziati della commissione  o
          degli Stati membri possono basarsi unicamente sugli aspetti
          che costituiscano eventualmente ostacoli agli scambi o, per
          le regole relative ai servizi, alla libera circolazione dei
          servizi o alla liberta' di stabilimento  dell'operatore  di
          servizi, e non sugli elementi fiscali  o  finanziari  della
          misura. 
              2. La commissione e gli Stati  membri  possono  inviare
          allo Stato membro che ha presentato il progetto  di  regola
          tecnica osservazioni di cui lo Stato membro  terra'  conto,
          per quanto possibile, nella stesura definitiva della regola
          tecnica. 
              3. Gli  Stati  membri  comunicano  senza  indugio  alla
          commissione il testo definitivo della regola tecnica. 
              4.  Le  informazioni  fornite  ai  sensi  del  presente
          articolo non sono considerate  riservate,  a  meno  che  lo
          Stato membro autore della notifica  ne  presenti  richiesta
          esplicita. Qualsiasi richiesta in  tal  senso  deve  essere
          motivata. 
              In  caso  di  simile  richiesta,  il  comitato  di  cui
          all'art. 5 e le amministrazioni nazionali, prese le  debite
          precauzioni, hanno la facolta' di consultare,  ai  fini  di
          una perizia,  persone  fisiche  o  giuridiche  che  possono
          appartenere al settore privato. 
              5. Se un progetto di regola tecnica  fa  parte  di  una
          misura la cui comunicazione in fase di progetto e' prevista
          da un altro atto  comunitario,  gli  Stati  membri  possono
          effettuare la comunicazione di cui al paragrafo 1 in  forza
          di quest'altro atto, a condizione di  indicare  formalmente
          che essa vale anche ai fini della presente direttiva. 
              La mancanza di reazione della  Commissione  nel  quadro
          della presente direttiva in merito ad un progetto di regola
          tecnica non pregiudica la  decisione  che  potrebbe  essere
          presa nel quadro di altri atti comunitari.». 
</em>
        
       
                               Art. 3 
 
 
                        Misure sanzionatorie 
 
  1.  Salvo  che  il  fatto  costituisca  reato,  chiunque  violi  le
disposizioni di cui all'articolo 1, commi 3 e 4,  e'  punito  con  la
sanzione amministrativa pecuniaria da 10.000 a 50.000 euro. Nei  casi
di maggiore gravita' la sanzione e' aumentata fino a due  terzi.  Nei
casi di minore gravita' la sanzione e' diminuita fino a due terzi. Si
applicano il sequestro e la confisca delle merci. 
  2. L'impresa che violi le disposizioni di cui all'articolo 1, commi
3 e 4, e' punita con la sanzione amministrativa pecuniaria da  30.000
a 70.000 euro. Nei casi di maggiore gravita' la sanzione e' aumentata
fino a due  terzi.  Nei  casi  di  minore  gravita'  la  sanzione  e'
diminuita fino a due terzi. In caso di reiterazione della  violazione
e' disposta la sospensione dell'attivita' per un periodo da un mese a
un anno. 
  3. Se le violazioni di cui al comma 1 sono commesse  reiteratamente
si applica la pena della reclusione da uno a  tre  anni.  Qualora  le
violazioni  siano  commesse  attraverso  attivita'  organizzate,   si
applica la pena della reclusione da tre a sette anni. 
 
        
       
                               Art. 4 
 
 
          Efficacia delle disposizioni degli articoli 1 e 3 
 
  1. Le disposizioni di cui agli articoli 1 e 3 acquistano  efficacia
dal 1° ottobre 2010. 
  La presente legge, munita del sigillo dello Stato,  sara'  inserita
nella  Raccolta  ufficiale  degli  atti  normativi  della  Repubblica
italiana. E' fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla
osservare come legge dello Stato. 
    Data a Roma, addi' 8 aprile 2010 
 
                             NAPOLITANO 
 
 
                                Berlusconi, Presidente del  Consiglio
                                dei Ministri 
 
Visto, il Guardasigilli: Alfano 
 
                         LAVORI PREPARATORI 
 
Camera dei deputati (atto n. 2624): 
    Presentato dall'on. Marco  Giovanni  Reguzzoni  ed  altri  il  20
luglio 2009. 
    Assegnato alla X commissione (Attivita' produttive,  commercio  e
turismo), in sede referente, il  30  luglio  2009  con  pareri  delle
commissioni I, II, V, VI, VIII, XI, XII e XIV. 
    Esaminato dalla X commissione il 6, 15 e 20 ottobre 2009; il  10,
24 e 26 novembre 2009. 
    Esaminato aula il 9 dicembre 2009 ed  approvato  il  10  dicembre
2009. 
Senato della Repubblica (atto n. 1930): 
    Assegnato alla 10ª commissione (Industria, commercio e  turismo),
in sede referente, il 16 dicembre 2009 con pareri  delle  commissioni
lª, 2ª, 5ª, 11ª, 12ª 13ª, 14ª e questioni regionali. 
    Esaminato dalla 10ª commissione, in sede referente, il 19,  20  e
26 gennaio 2010; il 3 e 25 febbraio 2010; il 2, 3 e 4 marzo 2010. 
    Assegnato nuovamente alla 10ª commissione, in  sede  deliberante,
il 4 marzo 2010 con pareri delle commissioni 1ª,  2ª,  5ª,  11ª,  12ª
13ª, 14ª e questioni regionali. 
    Esaminato dalla 10ª commissione, in sede deliberante, il 9  marzo
2010 ed approvato, con modificazioni, il 10 marzo 2010. 
Camera dei deputati (atto n. 2624-B): 
    Assegnato alla X commissione (Attivita' produttive,  commercio  e
turismo), in sede legislativa, il 17  marzo  2010  con  pareri  delle
commissioni I, II, V, XII e XIV. 
    Esaminato dalla X commissione, in sede legislativa, ed  approvato
il 17 marzo 2010. 
 
 

 

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