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Giovedì 24 Luglio 2014
Ricorso al Giudice di Pace: novità dal decreto Monti

 La Manovra Monti incide anche sui ricorsi al Giudice di pace contro una multa.
L’articolo 13 del Decreto legge 22 dicembre 2011, numero 212 (recante “Disposizioni urgenti in materia di composizione delle crisi da sovraindebitamento e disciplina del processo civile“, e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale delle leggi dello Stato, numero 297 del 22 dicembre 2011), modifica infatti l’articolo 91 del Codice di procedura civile, che trova applicazione nel contenzioso regolato dagli articoli 6 e 7 del Decreto legislativo 1° settembre 2011, numero 150: «Nelle cause previste dall’articolo 82, primo comma, le spese, competenze ed onorari liquidati dal giudice non possono superare il valore della domanda».

Ora, quindi, il Giudice di pace può sì condannare la parte soccombente al rimborso delle spese a favore dell’altra parte, ma competenze e onorari liquidati dal Giudice non possono superare il valore della domanda. Parlando di multe sui 100-200 euro, in mano all’avvocato ovviamente rimarrebbe ben poco. Insomma, la parcella la paga chi fa ricorso, anche se poi il Giudice cancella la multa.

Curiosamente pochi giorni fa la Cassazione, sezione sesta civile, con l’ordinanza 26987, depositata il 15 dicembre 2011, ha accolto il ricorso di un automobilista che, pur avendo ottenuto l’annullamento della contravvenzione, non si era visto riconoscere il rimborso delle spese legali né dal Giudice di pace di Roma né dal Tribunale capitolino. La Cassazione è stata perentoria: se non viene motivata la scelta della compensazione delle spese, chi perde deve pagare l’avvocato della controparte.
Tornando al Decreto, la norma pare tenda a limitare le impugnazioni, in quanto il cittadino appare disincentivato. Potrebbero configurarsi inoltre anche dei profili d’incostituzionalità: il diritto alla difesa tecnica è previsto in Costituzione , e una legge ordinaria non dovrebbe consentirne la limitazione.

Una stangata in più, dunque, per il cittadino, dopo l’introduzione del contributo unificato, già, di per sè, valido motivo per astenersi dal ricorso. Inoltre, se il Decreto mira a far calare le cause, tagliando sul diritto alla difesa tecnica, rischia però di avere un effetto boomerang, riducendo i rischi legati ai costi esorbitanti della possibile soccombenza nelle spese. Scoraggiando gli avvocati dal sostenere le tesi dei ricorrenti (in sostanza limitando l’attività degli avvocati), non è detto che la litigiosità diminuirà. In particolare, le cause automobilista versusComuni in fatto di multe illegittime potrebbero non diminuire. Quindi, se la presenza di un numero esorbitante di avvocati in Italia può aver condotto a un eccesso di cause e quindi alla paralisi della giustizia (tesi comunque da dimostrare), non è detto che provvedimenti come quelli contenuti nel Decreto “Salva Italia” funzionino davvero.

(www.leggioggi.it)

 

 

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